Trasformazione Digitale, Italia 25esima su 28L'idea di Competere

Il 2017 sta per concludersi, a che punto è la trasformazione digitale delle nostre imprese?

Secondo il Digital Economy and Society Index, l’indice che stila ogni anno la Commissione europea per misurare i progressi realizzati dagli Stati membri in termini di trasformazione digitale, l’Italia è ancora ferma al 25esimo posto su 28, nonostante abbia realizzato nel complesso progressi leggermente più rapidi rispetto alla media UE.

Nel dettaglio, l’Indice classifica i Paesi secondo cinque variabili:

– connettività
– competenze digitali
– propensione all’uso dei servizi digitali
– integrazione delle tecnologie digitali
– digitalizzazione dei servizi pubblici.

Totalizziamo 0,42 punti a fronte di una media europea di 0,52. In vetta: Danimarca 0,71, Olanda, Svezia e Finlandia con un punteggio pari a 0,67.

Connettività, 24esimi – I risultati dell’Italia relativamente alla diffusione della banda larga mobile sono sensibilmente superiori alla media UE (85 abbonati per 100 persone), ma i progressi realizzati nel corso dell’ultimo anno in materia di connettività sono dipesi in larga parte dai miglioramenti della copertura NGA, passata dal 41% al 72%, in particolare nelle zone urbane, percentuale che resta comunque inferiore alla media europea.
Per il nuovo Esecutivo la priorità 2018 deve essere la banda ultralarga, incentivando investimenti sia pubblici che privati per garantire una gestione efficace dei fondi.

Capitale umano e uso di internet, 27esimi – Per quanto attiene la dimensione relativa al capitale umano, l’Italia registra risultati ben al di sotto della media, ottenendo progressi limitati. Rispetto alle valutazioni DESI del 2016, gli indicatori relativi agli specialisti delle TIC (tecnologie dell’informazione e della comunicazione) e ai laureati in STEM, sono rimasti invariati, ciò significa che l’offerta di forza lavoro con competenze digitali è limitata, fattore che prosciuga le possibilità del sistema economico italiano di progredire nella catena globale del valore, convertendosi a modelli commerciali digitali.
Favorire lo sviluppo di competenze digitali di base (43% della popolazione italiana contro il 55% di media Ue) attraverso azioni mirate e programmi di formazione, significa dare un’opportunità all’intero sistema paese.

Integrazione delle tecnologie digitali, 19esimo posto – Nonostante alcuni progressi nel settore dell’integrazione delle tecnologie digitali – le aziende italiane sono fra le prime per l’utilizzo delle fatture elettroniche – il nostro paese soffre la mancanza di un ecosistema che favorisca l’innovazione. Rendere più efficienti le architetture digitali della PA potrebbe essere un primo passo per definire i confini favorevoli dell’innovazione e dell’efficienza.

Servizi pubblici digitali, 21esimi – Sul lato dell’offerta, la disponibilità di servizi pubblici online è al di sopra della media UE, ma non ha mantenuto il passo con il miglioramento dei servizi di e-government in altri paesi europei. Inoltre le banche dati della pubblica amministrazione non sono ancora sufficientemente interconnesse e digitalizzate.
Le azioni mirate devono concentrarsi su un percorso sistematico di raccordo e collaborazione tra pubblico e privato, amministrazioni locali e centrali, migliorando la governance multi-livello attraverso una semplificazione nell’erogazione dei servizi ai cittadini.

Come favorire, dunque, la trasformazione digitale in Italia? Occorre rendere i servizi pubblici per i cittadini e le aziende accessibili nel modo più semplice possibile, e supportare le pubbliche amministrazioni centrali e locali nel prendere decisioni migliori grazie all’adozione delle più moderne metodologie. Solo così potremo eliminare le barriere che franano il cambiamento nel nostro paese.

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